Nike arriva ai conti del terzo trimestre fiscale 2026 in una posizione delicata. La società pubblicherà i risultati questa sera 31 marzo 2026, con una conference call prevista dopo la chiusura di Wall Street. Dopo un periodo di debolezza così lungo il tema oggetto di analisi sarà la capacità di ritrovare una direzione credibile in un mercato delle calzature sportive diventato molto più competitivo.
Il tentativo di rilancio passa da Elliott Hill, nominato CEO con effetto dal 14 ottobre 2024 dopo una lunga storia interna al gruppo. Da allora Nike ha impostato una fase di riassetto che la società stessa sintetizza con le iniziative “Win Now” e con una nuova organizzazione più centrata sullo sport, ma i numeri mostrano che la ricostruzione resta incompleta.
Il punto centrale è che Nike sta ancora pagando il prezzo di una perdita di slancio maturata negli anni precedenti. La spinta sul direct-to-consumer aveva l’obiettivo di rafforzare margini e controllo del rapporto con il cliente, ma nel frattempo parte dello spazio commerciale lasciato più scoperto è stato occupato da concorrenti più freschi sul piano del prodotto, dell’immagine e della distribuzione. Oggi il gruppo prova a riequilibrare questa scelta tornando a dare più peso al wholesale, cioè al canale all’ingrosso, segnale che la priorità non è massimizzare la purezza del modello ma recuperare presenza sul mercato. I risultati più recenti confermano questa traiettoria: nel primo trimestre fiscale 2026 i ricavi sono saliti dell’1%, con il wholesale a +7% e Nike Direct in calo del 4%.
Dietro questi numeri c’è però una fragilità geografica che gli investitori guarderanno con attenzione anche nei conti del 31 marzo. Già nei trimestri recenti la Cina ha continuato a pesare negativamente, mentre il management ha ammesso che il percorso di recupero non sarà lineare. Quando un gruppo globale come Nike fatica proprio in una delle aree che per anni hanno sostenuto la crescita, il mercato tende a chiedersi se si tratti di una pausa ciclica oppure di un indebolimento competitivo più strutturale.
Il confronto con i rivali rende il quadro ancora più chiaro. Adidas ha chiuso il 2025 con ricavi record di 24,8 miliardi di euro. On ha riportato per il 2025 vendite nette per 3,014 miliardi di franchi svizzeri. Amer Sports, che controlla tra gli altri Salomon, ha registrato nel 2025 una crescita del 27% dei ricavi a 6,566 miliardi di dollari, mentre Salomon ha superato i 2 miliardi di dollari di vendite. Anche New Balance ha continuato a crescere e punta alla soglia dei 10 miliardi di dollari di fatturato, dopo aver chiuso il 2025 a 9,2 miliardi.
Questo non significa che Nike abbia perso la leadership globale. Significa però che la leadership non basta più come garanzia. Quando marchi concorrenti crescono con maggiore velocità, riescono a occupare nuove nicchie culturali e mantengono una percezione di prodotto più desiderabile, il vantaggio dimensionale rischia di trasformarsi in inerzia. È qui che si concentra il vero test per Nike: non solo difendere quota, ma tornare a essere rilevante sul piano simbolico oltre che commerciale.
C’è poi un altro fronte che il mercato osserverà con attenzione: Converse. Nei risultati del quarto trimestre fiscale 2025 il brand ha registrato ricavi in calo del 26%, segnale di una debolezza ormai evidente. Non è detto che Nike voglia davvero separarsene a breve, ma il punto è che anche gli asset secondari del gruppo stanno smettendo di offrire supporto in una fase in cui servirebbe invece maggiore stabilità.
Analisi grafica titolo Nike
Questa trimestrale cade in un momento importante per il titolo, con i prezzi tornati nella zona di equilibrio durata ben 3 anni dal 2015 al 2018.

In vista della trimestrale, il mercato cercherà soprattutto tre segnali.
-Primo: se il recupero del canale wholesale sta compensando davvero la debolezza del direct.
-Secondo: se Cina ed Europa stanno ancora zavorrando la crescita o se iniziano a dare segnali meno negativi.
-Terzo: se il management offrirà indicazioni abbastanza convincenti da far pensare che la fase peggiore sia alle spalle.
Nike resta il nome più grande del settore ma essere il più grande non basta.
Questa sera forse capiremo se questo supporto funzionerà o se verrà oltrepassato.
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