Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale è diventata il centro di gravità della tecnologia globale. Non solo come innovazione, ma come meccanismo finanziario. Guardando da vicino i flussi di capitale, emerge un quadro quantomeno preoccupante.
Più che una corsa all’oro, l’AI somiglia a un ecosistema ristretto, in cui pochi grandi attori si scambiano capitali, contratti e aspettative sul futuro.
Finché il meccanismo regge, il sistema appare solido. Ma proprio perché fortemente interconnesso, un suo eventuale indebolimento potrebbe avere effetti estesi.
Il triangolo: Nvidia, OpenAI, Oracle
Il primo lato è Nvidia.
Nel 2025 la società ha annunciato un impegno fino a 100 miliardi di dollari a favore di OpenAI, legato allo sviluppo di grandi infrastrutture di calcolo dedicate all’intelligenza artificiale. Non un assegno immediato, ma un investimento progressivo, condizionato alla messa in funzione di data center per una capacità stimata in almeno 10 gigawatt. Fonte: Newsroom NVIDIA
Il secondo lato è OpenAI.
È il principale utilizzatore delle GPU Nvidia, ma allo stesso tempo è una società che continua a consumare capitale per sostenere costi computazionali crescenti. La sua sopravvivenza dipende dalla capacità di raccogliere fondi e di firmare contratti di lungo periodo sull’infrastruttura.
Il terzo lato è Oracle.
Nel primo trimestre dell’esercizio fiscale 2026 Oracle ha comunicato Remaining Performance Obligations per 455 miliardi di dollari, in aumento di oltre il 300% su base annua. La crescita ha stupito il mercato e ha spinto il titolo, nonostante risultati correnti inferiori alle attese.
Fonte: Investor Relation Oracle
Secondo ricostruzioni della stampa finanziaria statunitense, una parte rilevante di questi impegni deriva da contratti pluriennali con OpenAI, per la costruzione e l’affitto di grandi data center dedicati all’AI. Oracle costruisce infrastrutture, OpenAI le utilizza, Nvidia fornisce i chip necessari a farle funzionare.
Il risultato è un circuito autoreferenziale:
- Nvidia finanzia OpenAI
- OpenAI si impegna a pagare Oracle
- Oracle acquista GPU Nvidia
Non è un giro di denaro contabile in senso stretto, ma un intreccio di capex, contratti futuri e aspettative che si sostengono a vicenda.

Quando il triangolo si allarga: Apple e l’AI “in outsourcing”
Nel 2025 è emerso un ulteriore segnale rilevante. Apple, dopo anni di sviluppo interno, ha ridimensionato le ambizioni di un’AI proprietaria generalista.
Secondo Bloomberg e Reuters, Cupertino ha valutato – e in parte avviato – l’integrazione di modelli esterni per potenziare Siri e le funzionalità AI avanzate, prendendo in considerazione OpenAI, Anthropic e successivamente Google con i modelli Gemini.
Anche uno dei Big 7 più capitalizzati al mondo ha quindi scelto di acquistare capacità di intelligenza artificiale invece di svilupparla interamente in casa.
Questo non crea concorrenza diretta tra i grandi player, ma rafforza la stessa logica: i Big Tech diventano clienti, fornitori e partner gli uni degli altri, in un equilibrio basato più sulla cooperazione industriale che sulla competizione pura.
Genio finanziario, finché funziona
Finché la crescita dell’AI resta esponenziale, questo modello appare geniale:
- i ricavi sono futuri,
- i costi sono giustificati dalla scala,
- le valutazioni scontano scenari di mercato enormi.
Ma il sistema ha una fragilità strutturale:
dipende dalla redditività futura dell’AI.
Se l’intelligenza artificiale dovesse rivelarsi meno remunerativa del previsto – o più lenta a generare ritorni reali – il circuito potrebbe spezzarsi:
- contratti ridimensionati,
- capex rivisti,
- investimenti che non si ripagano.
In quel caso, l’interdipendenza che oggi sostiene le valutazioni diventerebbe un fattore di trasmissione del rischio.
Un capitalismo concentrato
L’AI non è una bolla isolata. È un esperimento di capitalismo concentrato, in cui pochi soggetti finanziano sé stessi attraverso catene di contratti, equity e infrastrutture condivise.
Finché tutto regge, sono visionari.
Se qualcosa dovesse incepparsi, potrebbe partire una crisi sistemica.
In sintesi
- L’attuale sviluppo dell’AI è sostenuto da un sistema di relazioni finanziarie e industriali tra pochi grandi gruppi tecnologici.
- Nvidia, OpenAI e Oracle rappresentano un esempio di interdipendenza tra investimenti, contratti infrastrutturali e domanda di hardware.
- Apple e gli altri Big Tech partecipano allo stesso ecosistema, spesso come clienti e fornitori reciproci.
- Il modello resta sostenibile finché la redditività futura dell’AI giustifica i livelli di investimento.
- In caso contrario, l’elevata interconnessione potrebbe amplificare gli effetti di eventuali revisioni strategiche.
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