Secondo i dati diffusi dal Bureau of Economic Analysis (BEA), a giugno 2025 il deficit commerciale USA di beni e servizi è sceso a 60,2 miliardi di dollari (-16%), dai 71,7 miliardi di maggio.
È la contrazione più marcata dal settembre 2023.

Esportazioni vs Importazioni: cosa è cambiato

  • Esportazioni: 277,3 mld USD, in leggero calo dello 0,5% rispetto al mese precedente.
  • Importazioni: 337,5 mld USD, scese del 3,7%, contribuendo in modo rilevante alla riduzione del deficit.

Il calo delle importazioni è stato il fattore determinante nella contrazione del deficit complessivo. Le esportazioni hanno registrato un calo più contenuto, quindi il saldo netto migliora.

  • Deficit beni: – 85,9 mld USD, in calo di 11,4 mld USD.
  • Surplus servizi: + 25,7 mld USD, in lieve aumento di 0,1 mld USD.

Trend di lungo periodo

Se allarghiamo lo sguardo al primo semestre 2025, la fotografia cambia:

  • Deficit cumulato +38,3% rispetto allo stesso periodo del 2024.
  • Esportazioni: +5,2% (+82,2 mld USD).
  • Importazioni: +12,1% (+243,7 mld USD).

L’aumento strutturale delle importazioni ha ampliato il gap commerciale, nonostante la flessione momentanea di giugno.

Cosa c’è dietro i numeri: impatto delle politiche commerciali USA

Molti osservatori attribuiscono il calo di giugno al nuovo regime di tariffe doganali aggressive introdotte dall’amministrazione Trump:

  • Dazi compresi tra il 10% e il 41%.
  • Tasso medio del 18,3%, massimo storico dagli anni Trenta.

Queste misure hanno reso più costoso importare beni dall’estero, spingendo consumatori e imprese a ridurre gli acquisti già alla fine di giugno.
L’effetto immediato è stato un restringimento rapido del deficit, ma non un incremento dell’export.

Effetti sull’economia: il rimbalzo del PIL nel secondo trimestre

La contrazione del deficit ha contribuito direttamente alla crescita del PIL nel secondo trimestre 2025:

  • +3,0% su base annua, contro il – 0,5% del primo trimestre.

Tuttavia, gli economisti mettono in guardia: questo rimbalzo è in gran parte un effetto contabile, dovuto alla minore incidenza delle importazioni nel calcolo del PIL, più che a una vera ripresa della domanda interna.

Perché può sembrare un bene

  • Un deficit più basso significa che gli Stati Uniti spendono meno all’estero di quanto incassano dalle esportazioni.
  • In termini di calcolo del PIL, una riduzione delle importazioni migliora il contributo del commercio netto, quindi gonfia il dato di crescita del PIL.
  • Può dare l’idea che l’economia stia diventando più competitiva o che la produzione interna stia sostituendo beni importati.

Perché in realtà è un segnale misto (se non negativo)

  • La riduzione non deriva da un boom di esportazioni, ma soprattutto da un crollo delle importazioni (–3,7% in un solo mese).
  • Questo calo delle importazioni non è stato causato da un aumento della produzione interna efficiente, ma dall’effetto delle tariffe e del rallentamento della domanda.
  • I dazi introdotti dall’amministrazione Trump stanno aumentando i costi per chi importa, frenando acquisti e investimenti.
  • Meno importazioni possono significare consumatori e aziende più cauti nelle spese, oppure catene di approvvigionamento che si contraggono.

Sintesi

Il dato di giugno segna un miglioramento apparente del saldo commerciale, ma non è un segnale strutturale di salute economica.
È il risultato di politiche tariffarie e di un rallentamento della domanda interna, che nel breve possono ridurre il deficit e sostenere il PIL, ma nel medio-lungo termine rischiano di pesare sulla crescita reale.

Sul sito BEA è disponibile il grafico riportante i dati ufficiali.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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