Questo articolo analizza il movimento registrato dal titolo IBM nelle ultime sedute di mercato in relazione alle dichiarazioni diffuse da Anthropic sul modello Claude e sulla sua capacità di intervenire su codice COBOL. L’analisi è di natura informativa e contestuale, non costituisce raccomandazione operativa. Il contenuto è rivolto a investitori retail già attivi e interessati alle dinamiche settoriali tra intelligenza artificiale e infrastrutture legacy.

IBM in calo dopo le dichiarazioni su Claude e COBOL

Trendycator® – indicatore proprietario registrato UIBM (domanda n. 302024000182022). Strumento sviluppato dal Circolo degli Investitori per identificare trend e regimi di mercato su azioni, ETF e obbligazioni.
Titolo IBM su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Nella seduta di lunedì 23 febbraio, le azioni IBM hanno registrato un calo superiore al 13% in chiusura.

Le azioni IBM arrivavano da un lung importante di Trendycator iniziato a novembre 2022 e da mesi il nostro Oscillator era in divergenza negativa.

Per altro, già nella settimana del 9 febbraio 2026 si erano notate le prime avvisaglie, con il titolo che ha tagliato 2 medie mobili con una sola candela.

Il movimento è stato attribuito dagli operatori al timore che l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale possa ridurre il valore strategico delle competenze e dei servizi legati ai sistemi legacy, in particolare quelli basati su COBOL.

Anthropic ha comunicato che il proprio modello Claude è in grado di analizzare, tradurre e semplificare codice COBOL, linguaggio ancora ampiamente utilizzato in ambito bancario, assicurativo e governativo. IBM è storicamente uno dei principali attori globali nell’integrazione, manutenzione e modernizzazione di queste infrastrutture.

Il mercato ha reagito in modo immediato, prezzando il rischio che strumenti AI sempre più sofisticati possano comprimere i margini di business legati alla gestione di sistemi obsoleti ma critici.

Il nodo COBOL e il modello di business IBM

COBOL, sviluppato negli anni Sessanta, continua a sostenere una quota significativa delle transazioni finanziarie globali. IBM, attraverso servizi di consulenza e soluzioni di modernizzazione, ha costruito negli anni una parte rilevante della propria offerta enterprise su questa base installata.

L’ipotesi che modelli AI possano automatizzare porzioni crescenti di questo lavoro introduce due possibili scenari:

  1. Riduzione del costo e del tempo di migrazione dei sistemi legacy.
  2. Pressione competitiva sui servizi tradizionali di manutenzione e consulenza.

Reazione di mercato e dinamica delle aspettative

La correzione del titolo IBM si inserisce in un contesto più ampio in cui l’intelligenza artificiale è diventata una variabile centrale nelle valutazioni azionarie.

Negli ultimi anni l’AI è stata associata a espansione dei multipli, revisione al rialzo delle stime di crescita e premi di valutazione per le aziende percepite come beneficiarie dirette del nuovo ciclo tecnologico.

La seduta in esame mostra il lato opposto del meccanismo: quando una tecnologia viene percepita come potenzialmente dirompente per modelli consolidati, il mercato anticipa un possibile impatto negativo e comprime le valutazioni.

Prima l’AI era la giustificazione per far salire tutto.
Ora l’AI diventa la giustificazione per comprimere valutazioni e anticipare rischi.

In entrambi i casi, il denominatore comune è la gestione delle aspettative future, non l’impatto immediato sui bilanci.

Considerazioni di contesto

Il settore tecnologico è caratterizzato da cicli narrativi eccessivamente lineari: prima l’innovazione viene sopravvalutata come motore di crescita illimitata, poi come minaccia sistemica per modelli esistenti.

La realtà industriale tende a essere più graduale. L’adozione di strumenti AI in contesti enterprise regolamentati richiede tempi lunghi, test, compliance, integrazione con sistemi esistenti. Il passaggio da annuncio tecnico a sostituzione effettiva di un segmento di business è tutt’altro che immediato.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

Disclaimer: Le informazioni contenute nel presente articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio né consulenza personalizzata in materia di investimenti.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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