C’è una cosa su cui si può mettere la mano sul fuoco: ogni anno, intorno al mese di dicembre, Goldman Sachs Asset Management pubblica il suo Investment Outlook e il mondo finanziario si mette in fila per leggerlo.

Quest’anno il titolo è tutto un programma:
“Seeking Catalysts Amid Complexity”.
Traduzione non ufficiale: il futuro è un casino, ma qualcosa da comprare lo troviamo comunque.

Nel comunicato stampa diffuso il 18 novembre 2025, GSAM mette nero su bianco i filoni principali che, secondo loro, potrebbero plasmare i mercati nel 2026: AI, banche centrali, geopolitica, credito e mercati privati. Nessuna verità rivelata, ma una fotografia interessante di come ragionano i grandi gestori globali.


AI come colonna portante

Per Goldman, l’innovazione guidata dall’intelligenza artificiale resta il motore principale dell’ottimismo di mercato.
Nel testo si legge che gli investimenti delle big tech nell’AI sono destinati a restare robusti anche nel 2026, con capex “durable” e una diffusione sempre più ampia delle applicazioni: automazione, customer engagement, analisi dei dati, efficienza operativa.

Tradotto: l’AI non è più un tema di marketing, è una leva industriale.
Per gli investitori, il messaggio implicito è: non guardare solo ai soliti colossi, ma anche a chi fornisce infrastrutture, servizi e “pale e picconi” dell’AI.


Azioni: dai “Magnificent 7” al resto del mondo

Sul fronte azionario, l’Outlook racconta un 2026 in cui:

  • negli Stati Uniti i Magnificent 7 continuano a concentrare potere di mercato e utili, ma con una dispersione crescente tra singoli titoli;
  • c’è spazio per small cap in settori come difesa, tech, consumi e sanità, a patto di usare gestione attiva vera, non stock picking da brochure;
  • in Europa il tema è la reindustrializzazione, con capex pubblici e privati che potrebbero sostenere difesa, energia e finanziari, mentre le strategie quantitative vengono viste come strumento per muoversi in un mercato frammentato;
  • il Giappone resta supportato da inflazione moderata, politica monetaria stabile e riforme societarie;
  • i mercati emergenti appaiono ancora scontati rispetto agli USA, con il classico messaggio: “lo sconto prima o poi potrebbe ridursi”.

Niente previsioni iper-specifiche, ma una linea di fondo chiara:
il 2026, per Goldman, sarà un anno di dispersione, non da “comprare l’indice e dimenticarsene”.


Obbligazioni: tassi divergenti, credito da maneggiare con cura

Sul lato obbligazionario, l’Outlook parla di:

  • banche centrali in divergenza: Fed che potrebbe tagliare, BCE più cauta, Bank of England ancora in modalità “vediamo”, Bank of Japan potenzialmente più restrittiva;
  • opportunità di carry in segmenti come securitized, high yield e alcuni segmenti investment grade più complessi;
  • attenzione al ciclo del credito, perché segnali di fine ciclo combinati con allentamenti regolamentari potrebbero tradursi in downgrade più frequenti.

Il sottotesto è il solito: il reddito fisso torna interessante, ma non è più il parcheggio “risk free” di una volta.

The Fed’s ‘Agonizing Decision

Nella newsletter riservata agli iscritti Goldman dedica un passaggio dal titolo eloquente: “The Fed’s ‘Agonizing Decision’”.
Un modo per sintetizzare quanto sarà complesso, per la banca centrale americana, bilanciare nel 2026 tre elementi che difficilmente convivono senza attrito:

  • rallentamento economico in alcune componenti del mercato del lavoro,
  • necessità di mantenere credibilità anti-inflazione,
  • rischio di destabilizzare il credito se la stretta (o la mancata stretta) dovesse arrivare nel momento sbagliato.

Non viene indicata una previsione puntuale — né tassi target, né date — ma il messaggio è chiaro:
la Fed entrerà nel 2026 in un contesto dove qualunque scelta ha un costo.

La stessa Goldman, nel comunicato ufficiale, suggerisce che “la divergenza tra le politiche monetarie globali” sarà uno dei temi dominanti dell’anno nuovo. E l’Outlook interno non fa che ribadire questa sensazione: il ciclo dei tassi, nel 2026, potrebbe essere meno leggibile e più frammentato del solito.


Private markets: dove il marketing incontra la selezione reale

La parte sui mercati privati conferma l’agenda del settore:

  • nel private equity, più deal, più dispersione tra gestori e una retorica forte sulla “value creation” operativa;
  • nel private credit, rendimento ancora superiore al credito quotato, ma con la solita clausola: conta la qualità dell’origination e l’esperienza nei cicli di credito;
  • nel real estate, GSAM parla di possibile rimbalzo con tassi in calo e più transazioni, ma grande differenza tra settori e aree geografiche;
  • nelle infrastrutture, i driver sono AI, digitalizzazione, transizione energetica e ammodernamento delle reti.

In pratica: non è più il tempo di comprare l’etichetta “alternativo” e sentirsi a posto. Serve selezione vera.


Diversificare e coprirsi

La frase chiave del comunicato è quella di Alexandra Wilson-Elizondo, Global Co-CIO of Multi Asset Solutions:
il 2026 sarà dominato da politiche monetarie in evoluzione, tensioni geopolitiche e cambiamenti strutturali. In questo contesto, per GSAM la ricetta è:

  • approccio multi-asset reale,
  • gestione attiva del rischio,
  • hedging esplicito delle code di distribuzione,
  • niente illusioni di linearità.

E noi cosa facciamo da sempre?

Noi del Circolo degli Investitori da sempre predichiamo prudenza quindi, se GS parla di gestione attiva del rischio non possiamo che essere d’accordo con loro.

Tante righe di testo scritte e tanti grafici ma per un investitore retail, questo Outlook non è un manuale operativo.

Il lavoro vero (come sempre) comincia dopo, quando quelle idee vanno tradotte in scelte concrete di portafoglio, con obiettivi, vincoli e orizzonte temporale ben definiti.

Su una cosa, però, siamo perfettamente allineati con Goldman Sachs:
il 2026 sarà, come sempre, un casino.


Fonti

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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