Questo articolo analizza le recenti modifiche al quadro europeo della finanza sostenibile, con particolare riferimento al trattamento del settore della difesa e delle armi nel perimetro ESG.
L’analisi è di natura informativa e regolamentare, non operativa.
Il contenuto è rivolto a investitori retail interessati a comprendere come vengono oggi definiti i criteri ESG a livello europeo.

Il punto di partenza: cosa escludevano i criteri ESG UE

Nel quadro normativo europeo, i criteri ESG non sono mai stati un elenco etico assoluto, ma un insieme di regole tecniche volte a classificare prodotti finanziari e attività economiche.
Fino al 2025, nella prassi regolamentare e nei documenti di indirizzo europei, i fondi che si dichiaravano ESG tendevano a escludere le cosiddette “armi controverse”, categoria che includeva:

  • armi nucleari,
  • munizioni a grappolo,
  • mine antiuomo,
  • armi chimiche e biologiche,
  • armamenti basati su uranio impoverito o fosforo bianco.

Questa esclusione non derivava da un unico divieto formale, ma da un insieme di riferimenti alle convenzioni internazionali e alle linee guida adottate da provider ESG e gestori.

Il cambiamento formale: da “armi controverse” a “armi proibite”

A fine 2025, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione interpretativa sul trattamento degli investimenti nel settore della difesa all’interno del framework della finanza sostenibile.
Il documento è entrato in vigore nei primi giorni del 2026 senza un annuncio pubblico di rilievo.

Il punto chiave è il cambio di terminologia:

  • prima: esclusione delle armi controverse
  • ora: esclusione delle sole armi proibite

Nel linguaggio dei trattati internazionali, le armi proibite sono quelle esplicitamente vietate da convenzioni sottoscritte dall’Unione europea, in particolare:

  • mine antiuomo,
  • munizioni a grappolo,
  • armi chimiche,
  • armi biologiche.

Le armi nucleari non rientrano in questa categoria. Di conseguenza, le aziende coinvolte nella loro produzione o nella filiera di supporto non sono più automaticamente escluse dai prodotti finanziari classificati ESG secondo il quadro europeo.

Perché l’Unione europea ha introdotto questa modifica

La motivazione indicata dalla Commissione è di natura strategica.
Negli ultimi due anni l’Unione europea ha annunciato piani di aumento strutturale della spesa per la difesa, legati sia al conflitto in Ucraina sia al mutato contesto geopolitico globale.

Uno dei problemi emersi è stato l’accesso ai capitali:
una quota crescente di risparmio europeo è oggi canalizzata verso fondi ESG, che – nella loro interpretazione più restrittiva – tendevano a evitare il comparto difesa.

La comunicazione della Commissione mira quindi a rimuovere ambiguità regolamentari e a consentire ai fondi ESG di investire nel settore, purché non coinvolto in armamenti vietati dal diritto internazionale.

Cosa cambia per i fondi ESG: Articolo 8 e Articolo 9

Dal punto di vista tecnico, l’impatto principale riguarda i fondi classificati:

  • Articolo 8 SFDR: fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali, ma senza un obiettivo vincolante di sostenibilità.
  • Articolo 9 SFDR: fondi con obiettivo di investimento sostenibile dichiarato.

È più probabile che l’apertura al settore della difesa si concentri sui fondi Articolo 8.
I fondi Articolo 9, nella prassi attuale di mercato e di vigilanza, restano più vincolati a criteri stringenti e a una coerenza sostanziale tra obiettivi dichiarati e investimenti effettuati.

Le implicazioni concrete: aziende coinvolte

Secondo analisi di mercato riportate dalla stampa finanziaria internazionale, la nuova interpretazione rimette pienamente investibili, in ambito ESG europeo, diversi gruppi industriali coinvolti nei programmi nucleari militari o nella difesa strategica, tra cui:

  • gruppi europei attivi nella missilistica e nei sistemi di difesa,
  • società coinvolte nella propulsione e nella logistica di armamenti strategici,
  • grandi contractor statunitensi già presenti nei portafogli globali.

Non si tratta di un cambiamento teorico: dal 2022 in poi, gli investimenti ESG nel settore della difesa sono già cresciuti in modo significativo, accelerando ulteriormente con l’inizio del 2026.

Il nodo centrale: sostenibilità o classificazione regolamentare?

Qui emerge la frattura principale.
Il regolamento europeo non definisce cosa sia “eticamente sostenibile”, ma stabilisce criteri di trasparenza, classificazione e informativa.

Questo significa che:

  • un investimento può essere ammissibile nel perimetro ESG,
  • senza essere sostenibile in senso ambientale o sociale.

Diversi operatori della finanza sostenibile hanno infatti sottolineato che il framework SFDR non è uno strumento etico, ma un sistema di etichettatura e disclosure.
Il rischio, segnalato da più parti, è quello di una crescente opacità semantica, in cui l’etichetta ESG viene percepita come garanzia valoriale, mentre in realtà indica solo il rispetto di requisiti informativi minimi.

Un quadro più ampio: la finanza sostenibile come strumento politico

La revisione dei criteri ESG sul settore difesa evidenzia un punto strutturale:
la finanza sostenibile europea è sempre più influenzata da obiettivi industriali e geopolitici.

Non è la prima volta.
Negli anni precedenti, lo stesso approccio era stato adottato per:

  • gas naturale,
  • energia nucleare civile,
  • infrastrutture strategiche.

In tutti questi casi, la sostenibilità è stata reinterpretata come compatibilità con obiettivi strategici di medio periodo, più che come coerenza ambientale o sociale in senso stretto.

In sintesi

  • L’Unione europea non ha “reso sostenibili” le armi nucleari come talvolta viene riportato.
  • Ha ristretto l’esclusione ESG alle sole armi vietate da convenzioni internazionali.
  • Questo consente ai fondi ESG di investire nel settore della difesa, inclusi comparti prima esclusi.
  • Il cambiamento è regolamentare e politico, non etico.
  • La responsabilità di distinguere tra etichetta ESG e contenuto reale dell’investimento ricade sempre più sull’investitore.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche istituzionali.

Disclaimer
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Non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazioni personalizzate di investimento.
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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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