Un grafico che misura il ciclo, non l’umore dei mercati

Il tasso di disoccupazione statunitense viaggia oggi intorno al 4,3%, in risalita dal minimo di circa 3,4% toccato nel 2023. Sul grafico settimanale le bande grigie segnano le recessioni passate, e basta seguirle per cogliere uno schema regolare: ogni contrazione è stata preceduta da una disoccupazione molto bassa che, a un certo punto, ha smesso di scendere e ha iniziato a salire. È successo prima del 1990, prima del 2001, prima del 2008.

Grafico del tasso di disoccupazione USA dal 1966 al 2026, con bande grigie sulle recessioni etichettate (Nixon, shock petrolifero, Volcker, Recessione del Golfo, dot-com, subprime); una freccia evidenzia la risalita dal minimo del 2023, ai livelli del 1969, fino al 4,3%.
Disoccupazione USA dal 1966: dal minimo del 2023, ai livelli del 1969, la risalita fino al 4,3% di oggi.
Fonte dati e grafica Tradingview.

Oggi siamo nel punto di svolta. La disoccupazione ha toccato il suo minimo — il mercato del lavoro al massimo della forza — e da lì ha invertito: meno occupati, più disoccupati. È quello che mostra la linea blu.

Perché “siamo come prima delle bolle” è un passo troppo lungo

La disoccupazione misura il ciclo economico, non lo stato di una bolla sui mercati finanziari. Recessione e scoppio di una bolla a volte arrivano insieme, ma sono due fenomeni distinti, e questo grafico parla solo del primo.

Il secondo motivo di cautela sta nei falsi segnali. Sullo stesso grafico si vedono risalite della disoccupazione che non hanno preceduto alcuna recessione:

  • metà degli anni Ottanta, con il mercato del lavoro che si raffredda e poi riparte
  • 1995-96, rallentamento di metà ciclo riassorbito senza contrazione
  • 2016, breve risalita rientrata nei mesi successivi

Aggiungo un terzo elemento. Il livello assoluto resta basso. Un 4,3% è ancora un mercato del lavoro storicamente sano, lontano dai picchi del 6-10% raggiunti nelle recessioni vere. La direzione è quella che precede i guai, ma l’ampiezza del movimento, per ora, è contenuta.

Cosa osservare

Quando apro un grafico come questo, la prima cosa su cui mi fermo è la direzione più che il numero. Negli anni mi è capitato spesso di vedere clienti spaventarsi per un livello — “4,3% è alto?” — quando la domanda giusta è un’altra: da dove arriva e dove sta andando. Una disoccupazione al 4,3% che scende da 5 è una storia. La stessa cifra che sale da 3,4 è la storia opposta, e siamo nel secondo caso.

Detto questo, ho imparato a non trasformare un singolo indicatore in una profezia. Il mercato del lavoro è uno dei segnali di fine ciclo più affidabili che conosca, ma “affidabile” non significa “infallibile”, e il 2016 sul grafico è lì a ricordarmelo ogni volta.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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