Il 20 aprile 2026 l’amministrazione americana ha firmato una determinazione presidenziale ai sensi della Sezione 303 del Defense Production Act dedicata a rete elettrica, apparecchiature e capacità di supply chain. Il passaggio è rilevante perché sposta un tema industriale nel perimetro della sicurezza nazionale: la capacità di progettare, produrre e installare infrastrutture di rete viene trattata come una risorsa essenziale.
Dentro questo perimetro rientrano trasformatori, componenti per l’alta tensione, conduttori avanzati, sottostazioni, elettronica di potenza, sistemi di protezione, interruttori ad alta tensione e acciai elettrici. La capacità della rete americana continua a crescere meno della domanda che dovrebbe sostenere.
Cosa cambia con il Defense Production Act
La determinazione consente al governo di usare gli strumenti del DPA per sostenere acquisti, impegni di acquisto, finanziamenti e sviluppo di capacità produttiva. Tradotto in termini industriali, Washington riconosce che il mercato da solo non sta chiudendo il gap con sufficiente rapidità.
Il riferimento alla sicurezza nazionale conta anche per un altro motivo. La rete elettrica americana deve reggere insieme elettrificazione, investimenti manifatturieri, reshoring industriale e crescita dei consumi legati ai data center. Quando la filiera dei componenti critici si allunga troppo, il problema smette di essere settoriale e diventa macroeconomico.
I numeri che spiegano il collo di bottiglia
Nel primo trimestre 2026 l’aumento trimestrale del backlog del segmento electrification di GE Vernova (in pratica il portafoglio ordini ancora da evadere) è risultato quasi pari, da solo, alle aggiunte annuali registrate nei singoli anni dal 2022 al 2025. Questo indica che la pressione sulla rete sta accelerando, invece di assestarsi.
Il collo di bottiglia più evidente resta quello dei large power transformers. È qui che i tempi di consegna si sono allungati in modo più marcato e che la dipendenza dalle importazioni continua a pesare. Sul lato dell’offerta, i quattro grandi gruppi coreani più esposti a questa filiera avevano a fine terzo trimestre 2025 un portafoglio ordini combinato di 23,9 miliardi di dollari, pari a circa cinque-sei anni di lavoro. Un backlog di questa dimensione segnala saturazione della capacità esistente e visibilità lunga sulla domanda.
Dove si concentra oggi la capacità produttiva
La geografia della supply chain conta quasi quanto i volumi. Hyosung Heavy Industries presidia un asset strategico con l’impianto di Memphis, indicato come l’unica struttura americana in grado di produrre trasformatori ultra high voltage da 765 kV. HD Hyundai Electric sta ampliando la capacità produttiva a Montgomery, in Alabama, con l’obiettivo di arrivare a 150 unità annue entro il 2027. LS Electric ha appena aperto a Bastrop, in Texas. Iljin Electric, gruppo più piccolo rispetto agli altri tre, ha messo a segno il primo contratto europeo sugli ultra-high-voltage transformers e un ordine record da 333 milioni di dollari da una società energetica statunitense.
Messi insieme, questi numeri descrivono una filiera in espansione ma ancora compressa. La domanda cresce più rapidamente della capacità che serve per smaltirla.
Per chi guarda il tema anche in ottica di investimento, queste società sono quotate sui listini coreani, mentre GE Vernova è l’unica tra i nomi citati a essere quotata al Nyse ed è quella di cui abbiamo già parlato in questo articolo.
Perché il tema conta anche per AI e mercati
Il mercato guarda a questa storia con crescente attenzione perché la rete elettrica è diventata uno dei punti di contatto più concreti tra politica industriale, spesa pubblica e sviluppo dell’AI. La costruzione di data center, l’aumento dei carichi e la necessità di rafforzare la trasmissione spingono tutti nella stessa direzione: più investimenti, più tempi lunghi, più valore per chi è già dentro la supply chain giusta.
Per i mercati, il tema centrale è la durata del ciclo. Quando i backlog si estendono per anni e la capacità resta scarsa, i benefici non si distribuiscono in modo uniforme. Tendono a concentrarsi su pochi anelli della catena, soprattutto nei trasformatori, nei componenti per alta tensione e nelle infrastrutture con tempi di consegna lunghi.
Questo tema si collega direttamente anche a quanto avevamo già osservato pochi giorni fa su GE Vernova.
Nel primo trimestre 2026 la società ha indicato di aver raccolto 2,4 miliardi di dollari di ordini equipment a supporto dei data center, oltre il totale registrato nell’intero 2025. Il punto è che la spesa per l’AI non si ferma ai chip o al cloud: continua a scendere lungo la filiera fisica della potenza elettrica, delle connessioni di rete e delle apparecchiature necessarie a sostenere carichi più elevati. Il Defense Production Act rende questa dinamica ancora più leggibile, perché mostra che il collo di bottiglia della rete non è solo un tema industriale, ma anche un tema strategico per gli Stati Uniti.
Raramente mi è capitato di trattare un’azienda due volte in due giorni e per due tematiche distinte, GE Vernova si conferma un’azienda vitale per le infrastrutture USA.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
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