La Bank of Japan ha lasciato invariato il tasso di riferimento allo 0,75%, come atteso dal mercato. Il dato centrale, però, è nella composizione del voto: tre membri del board hanno proposto un rialzo all’1,0%.
È un segnale importante perché arriva in una fase in cui lo yen resta debole, il petrolio è sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente e la banca centrale giapponese deve valutare quanto questi fattori possano alimentare nuova inflazione importata.
Il voto 6-3 segnala una BOJ meno compatta del previsto
Secondo il comunicato ufficiale della Bank of Japan, la decisione è stata presa con una maggioranza di 6 voti contro 3. Junko Nakagawa, Hajime Takata e Naoki Tamura hanno votato contro il mantenimento dei tassi allo 0,75%, proponendo un rialzo all’1,0%.
Le motivazioni indicate dalla BOJ ruotano intorno allo stesso tema: i rischi sui prezzi stanno aumentando. Nakagawa ha richiamato il peso dell’incertezza in Medio Oriente e condizioni finanziarie ancora accomodanti. Takata ha indicato il rischio di effetti di secondo impatto dai rincari legati agli sviluppi internazionali. Tamura ha sostenuto la necessità di avvicinare il tasso al livello neutrale.
Dentro la banca centrale sta crescendo la componente del board che vede sempre meno spazio per aspettare ancora.
Yen debole e petrolio alto complicano la pausa
Reuters ha definito la decisione una “hawkish hold”: tassi fermi, ma comunicazione più dura. Il termine è utile perché descrive bene l’equilibrio del momento.
La BOJ non ha mosso i tassi, ma ha lasciato intendere che il quadro dei prezzi resta delicato. Lo yen vicino a quota 160 contro dollaro mantiene alta l’attenzione sul rischio di interventi valutari da parte di Tokyo. Il petrolio sopra i 100 dollari al barile aggiunge pressione su un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.
Nel suo Outlook Report, la BOJ indica che l’aumento del greggio può ridurre profitti aziendali e reddito reale delle famiglie, mentre può spingere al rialzo energia, beni e aspettative di inflazione. È la combinazione più difficile per una banca centrale: crescita più fragile e prezzi più persistenti.
Il carry trade resta il nodo di mercato
Per gli investitori, il tema immediato resta il carry trade. Finché i tassi giapponesi restano bassi rispetto a quelli di Stati Uniti ed Europa, lo yen continua a essere usato come valuta di finanziamento.
Un segnale più hawkish (orientato a una politica monetaria più restrittiva) della BOJ può dare sostegno temporaneo alla valuta giapponese, ma per cambiare davvero il quadro servirebbe una convinzione più forte del mercato su nuovi rialzi. Il voto 6-3 apre questa possibilità, senza trasformarla ancora in certezza.
Per il mercato conta soprattutto la traiettoria delle prossime riunioni, più della decisione presa oggi. Una BOJ più divisa rende meno scontata la prosecuzione della pausa.
Il rischio è globale, non solo giapponese
La riunione della Bank of Japan arriva in una settimana ricca di decisioni delle banche centrali. Federal Reserve, Bank of England e Banca Centrale Europea sono attese a loro volta al confronto con lo stesso problema: energia più cara, incertezza geopolitica e inflazione meno lineare da gestire.
Il Giappone resta un caso particolare per la storia recente di tassi molto bassi e per la fragilità dello yen. Ma il tema è più ampio. Se il petrolio rimane elevato e il conflitto in Medio Oriente continua a pesare sulle aspettative, le banche centrali avranno meno margine per parlare di normalizzazione ordinata.
Per ora la BOJ ha scelto la pausa. Il voto interno dice che quella pausa è diventata più fragile.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Fonti usate: comunicato Bank of Japan del 28 aprile 2026.
