Amazon ha annunciato 14.000 licenziamenti tra i colletti bianchi, ma secondo il comunicato ANSA il piano complessivo arriverà complessivamente a 30.000 e il motivo è sempre lo stesso: “snellire la struttura e ridurre la burocrazia”.
Beth Galetti, responsabile delle risorse umane, ha spiegato che “Le riduzioni che condividiamo oggi sono la continuazione del nostro lavoro per diventare ancora più forti, riducendo ulteriormente la burocrazia, rimuovendo livelli e spostando le risorse per garantire che investiamo nelle nostre scommesse più grandi e in ciò che conta di più per le esigenze attuali e future dei nostri clienti.”.
Una frase che, come spesso accade, suona visionaria e inevitabile allo stesso tempo. Ma sotto la superficie, racconta qualcosa di più profondo: stiamo assistendo alla prima grande sostituzione strutturale del capitale umano con capitale digitale, e Amazon è solo l’ennesima conferma di una tendenza che nessuno sembra voler davvero discutere.
Il paradosso dell’efficienza
L’intelligenza artificiale promette produttività e margini più alti, ma non produce ricchezza diffusa.
Non coltiva, non trasporta, non costruisce. E soprattutto, non produce broccoli — cioè beni reali, tangibili, essenziali per l’economia e per la vita.
Nel breve periodo le aziende riducono i costi operativi e i mercati applaudono; nel lungo, resta da capire chi comprerà i servizi di queste stesse aziende quando milioni di persone saranno state “ottimizzate via” in nome dell’efficienza.
OpenAI si riorganizza, Nvidia corre, Microsoft capitalizza 4.000 miliardi di dollari.
Ma il denominatore comune è sempre lo stesso: una concentrazione crescente della ricchezza e del potere tecnologico nelle mani di pochissimi attori globali.
È la nuova “fabbrica invisibile” della nostra epoca — una che non assume, ma sostituisce.
Trimestrale in arrivo, titolo caro
Oggi, dopo la chiusura di Wall Street, Amazon pubblicherà i risultati trimestrali.
Le stime parlano di un utile per azione di 1,58 dollari, in crescita rispetto a 1,43 dello stesso periodo 2024, con ricavi previsti in aumento dell’11,3% su base annua.
Ma il titolo quota intorno ai 229 dollari, praticamente in linea con i multipli di mercato: Il titolo tratta a un P/E forward di 32,1x e un Price/Sales di 3,72x e diversi analisti vedono un modesto potenziale di crescita intorno all’8%.
Gli amministratori Amazon vendono
A questo aggiungiamo la notizia dell’ex moglie di Jeff Bezos, MacKenzie Scott, ha venduto il 42% delle proprie azioni (13 miliardi di dollari), dopo che lo stesso Bezos aveva alleggerito la sua posizione nel 2024.
Forse semplice diversificazione patrimoniale, forse anche un segnale implicito di maturità del ciclo.
La nostra lettura
Amazon resta un colosso industriale con fondamentali solidi e margini in espansione, ma in questi casi io percepisco un investimento troppo umorale e dipendente da come qualche analista interpreterà i dati in uscita oggi a mercato chiuso.
Nel portafoglio speculativo del Circolo Pro, abbiamo preferito sospendere il titolo in attesa dei risultati e di un quadro più chiaro. Il modello Trendycator può essere comunque seguito nella nostra rubrica Trading System USA.
Analisi tecnica titolo Amazon

La lettura di un grafico di Borsa, senza il contorno spesso è più neutrale e può raccontare storie diametralmente opposte.
Osservando il grafico notiamo come il titolo abbia costruito un “doppio massimo” con il secondo swing che non è riuscito a superare il precedente; questo particolare aspetto grafico, potenzialmente, può portare il titolo a generare un nuovo allungo. Il gap up di ieri è un chiaro sintomo di forza sul titolo così come il Trendycator saldamente sul verde.
Unico neo, il nostro Oscillator che invece sta scendendo, sintomo del fatto che è una crescita (al momento) non supportata dai volumi.
Staremo a vedere come andrà il titolo ma ricordiamoci che l’AI potrà anche ottimizzare i conti, ma resta il fatto che non produce broccoli.
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