Negli ultimi giorni un articolo pubblicato dall’imprenditore americano Matt Shumer, fondatore di OthersideAI, ha riacceso il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e, indirettamente, sui mercati finanziari.

Il testo, intitolato “Something Big is Happening”, sostiene che i nuovi modelli rilasciati il 5 febbraio rappresentino un salto qualitativo tale da mettere in discussione una parte significativa del lavoro intellettuale. Secondo l’autore, l’evoluzione recente dell’AI non è incrementale ma esponenziale: i modelli non si limiterebbero più a supportare l’operatore umano, ma sarebbero in grado di sostituirlo in molte attività cognitive.

Il punto centrale non è l’automazione dei servizi di base — fenomeno già in atto da anni — bensì la velocità del progresso. Shumer descrive un passaggio rapido da “strumento utile” a sistema capace di svolgere il lavoro meglio dell’utente stesso, almeno in determinati ambiti.

Nel mirino finiscono i cosiddetti white-collar entry-level jobs, ossia le posizioni d’ufficio di livello junior: analisi, redazione documenti, revisione contratti, costruzione di modelli finanziari, sviluppo software. Attività strutturate, digitali, replicabili.

Il ragionamento è noto: se un sistema è in grado di leggere, scrivere, analizzare dati e prendere decisioni su schermo, può potenzialmente automatizzare una parte crescente del lavoro intellettuale.

Il tema non è nuovo.

Il vero elemento di novità è che, per la prima volta, anche alcuni protagonisti dell’industria sembrano riconoscere la portata del cambiamento.

Sam Altman il CEO di OpenAI ha recentemente scritto su X:

“Sono molto entusiasta dell’intelligenza artificiale, ma vorrei dire una cosa controcorrente: la settimana scorsa ho creato un’app con Codex. È stato molto divertente. Poi ho iniziato a chiedere idee per nuove funzionalità e almeno un paio di queste si sono rivelate migliori di quanto avessi immaginato. Mi sentivo un po’ inutile ed è stato triste.”

Alcuni osservatori invitano però alla cautela. Finora l’impatto macroeconomico dell’AI sui livelli occupazionali è limitato. Le dinamiche di adozione tecnologica richiedono tempo, regolamentazione, integrazione nei processi aziendali.

Come spesso accade, tra entusiasmo e catastrofismo esiste una zona intermedia: quella dell’analisi razionale.

L’AI sta migliorando?

Sì.
È destinata a trasformare il lavoro intellettuale?

Probabilmente sì.
Sta per cancellarlo nel giro di pochi mesi?

Al momento non ci sono dati che lo dimostrino.

Il punto, per investitori e imprese, non è reagire emotivamente a ogni post virale.
È capire quali settori possono essere realmente impattati, con quali tempi e con quali conseguenze economiche.

Il dibattito è aperto. Ma i mercati, come sempre, dovranno confrontarsi con i numeri prima che con le suggestioni.

Approfondimento completo su Substack:
https://circoloinvestitori.substack.com/p/il-ragazzo-che-sta-spaventando-wall

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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