Nel mio video sul nostro Canale YouTube e Instagram avevo detto che non investo mai sulle aziende appena quotate in Borsa, indipendentemente da quanto promettenti siano perché spesso, dopo l’euforia iniziale, il titolo si sgonfia.

Ed è esattamente quello che sta succedendo su SpaceX.

Una società che pochi giorni prima ha incassato la più grande IPO della storia, che siede su oltre 100 miliardi di dollari di liquidità, si presenta sul mercato obbligazionario per chiederne altri 20. Così il titolo perde il 16% in una sola seduta ed è la fotografia di SpaceX del 22 giugno.

Cosa ha annunciato SpaceX

SpaceX è approdata al Nasdaq il 12 giugno con il ticker SPCX, al termine della più grande quotazione mai realizzata. Dieci giorni dopo, il 22 giugno, ha avviato la sua prima emissione di senior unsecured notes — obbligazioni non garantite — per un importo che, secondo le ricostruzioni di stampa, punta a 20 miliardi di dollari. Nel comunicato la società indica che i proventi serviranno a rimborsare integralmente un finanziamento ponte e a coprire le spese collegate, con l’eventuale eccedenza destinata a usi societari generali. Quel bridge loan è la voce principale di un indebitamento a lungo termine che, dalle informazioni diffuse con l’operazione, si aggira sui 29 miliardi di dollari. Nello stesso momento la società ha reso noto di disporre di oltre 100 miliardi di dollari di cassa.

La reazione del mercato è stata netta: il titolo ha ceduto circa il 16%, terza seduta consecutiva in calo dopo l’euforia del debutto.

Titolo SpaceX analizzato con Trendycator® – indicatore proprietario registrato UIBM (domanda n. 302024000182022). Strumento sviluppato dal Circolo degli Investitori per identificare trend e regimi di mercato su azioni, ETF e obbligazioni.
Titolo SpaceX su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

A guardare il grafico dà proprio l’impressione di un razzo che sta tornando indietro in caduta libera.

Il nostro Trendycator® è ancora in fase di warm up: su un titolo da poco quotato lo storico è minimo, e si coglie l’importanza di un corretto periodo di calibrazione prima di poterne leggere il trend con affidabilità.

Perché una società piena di cassa emette debito

Il riflesso immediato è chiedersi perché una società con così tanta liquidità vada a cercare denaro sul mercato. La risposta ha una parte tecnica e una di sostanza. Sul piano tecnico, l’emissione rifinanzia un prestito ponte: sostituisce debito a breve termine, più caro e con scadenza ravvicinata, con obbligazioni a lungo termine, allungando la struttura delle scadenze. È un’operazione ordinaria di gestione del passivo. Sul piano della sostanza, segnala che il piano industriale — i lanci, la costellazione Starlink, le ambizioni nell’AI che SpaceX ha messo al centro dell’operazione — assorbe capitale a un ritmo che la cassa, per quanto imponente, non copre con margine.

La mia lettura è che il mercato abbia reagito al segnale più che all’operazione in sé. Un’altra cosa che era emersa dal mio video era che mi sarei atteso di più, un ingresso in Borsa più scoppiettante per la IPO più attesa dell’anno, invece in molti già dalla seconda settimana erano con il dito sul grilletto pronti a far fuoco sul Sell e prendere profitto prima che il razzo si trasformi in un sottomarino.

Il segnale per il resto del comparto tech

La pressione si è allargata oltre SpaceX. Nella seduta del 22 giugno il Nasdaq Composite ha perso l’1,3%, con Alphabet in calo intorno al 5-6% — complici i timori sulla fuga di talenti dell’AI verso i concorrenti — e Amazon in flessione di circa il 4-5%. Nvidia, in quella seduta di contante, aveva tenuto; è nelle contrattazioni dei futures del 23 giugno che le vendite si sono estese anche al produttore di chip insieme alle altre big. Sullo sfondo sempre gli stessi timori che durano da mesi: la spesa in conto capitale dei grandi hyperscaler per il 2026 supera i 450 miliardi di dollari, e cresce il timore che i ricavi generati dall’AI arrivino più lentamente della corsa agli investimenti.

Il nodo dei tassi e il PCE di giovedì

C’è un secondo fronte, ed è quello dei tassi. Giovedì è atteso il dato sul PCE di maggio, l’indice di spesa per consumi personali che la Federal Reserve considera il proprio termometro di riferimento per l’inflazione. Le stime degli economisti vedono il PCE core in accelerazione rispetto ad aprile.

Un’inflazione di fondo più vischiosa allontana i tagli dei tassi, e tassi più alti più a lungo pesano in modo diretto sulle valutazioni dei titoli di crescita, i cui flussi di cassa sono spostati avanti nel tempo.

Per un comparto che tratta a multipli elevati sulla promessa dell’AI, potrebbe essere la variabile che separa un assestamento da una correzione più profonda.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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