Conosci la teoria economica dei flussi di capitale?
Sui mercati raramente qualcosa succede per caso. Per chi investe i propri risparmi è utile conoscere queste dinamiche: aiutano a capire il contesto economico e a prendere decisioni più consapevoli.
Spesso pensiamo di scegliere in totale autonomia dove investire. Le nostre scelte sono influenzate, più di quanto immaginiamo, da dove si stanno muovendo i grandi capitali.
Una delle teorie macroeconomiche più utili per capirlo è la teoria dei flussi di capitale, o teoria delle stanze.
La regola di base della teoria dei flussi di capitale
I capitali vanno dove c’è convenienza.
Ovviamente non ti sto parlando di cosa fa a casa sua il singolo investitore, ma delle grandi masse di capitali gestite da investitori istituzionali, banche d’affari, fondi pensione e fondi di private equity. Questi capitali si spostano seguendo il rapporto tra rendimento atteso e rischio.
Finché il vantaggio di restare su un’asset class supera il rischio di rimanerci, i soldi restano lì. Quando le condizioni cambiano, iniziano a spostarsi (gradualmente) verso dove il rapporto è più favorevole.
È così che si muovono le mani forti del mercato. E questi spostamenti, di riflesso, influenzano il contesto in cui investiamo tutti noi.
La teoria delle stanze in Borsa
Immagina il processo di investimento come tre vasi comunicanti, o come tre stanze collegate da porte sempre aperte, e il denaro come un fluido che può muoversi liberamente dall’una all’altra. Per questo la teoria dei flussi di capitale la chiamo spesso, più semplicemente, teoria delle stanze.

Le stanze hanno grandezze diverse e la loro capienza cambia nel tempo. A deciderla sono soprattutto le politiche delle banche centrali e il livello dei tassi d’interesse. Quando una stanza si restringe, il denaro defluisce verso le altre.
La prima stanza è la liquidità.
Conti correnti, depositi, strumenti monetari. È la stanza più grande, perché nel mondo c’è sempre una grande quantità di denaro non investita.
La sua attrattiva dipende dai tassi e dall’inflazione. Quando il conto corrente non rende nulla e l’inflazione corre, tenere i soldi fermi significa perdere potere d’acquisto; in quelle fasi la stanza si restringe e i risparmiatori sono spinti a investire altrove.
La seconda stanza sono le obbligazioni.
Titoli di Stato e bond societari. Per generazioni di risparmiatori italiani è stato il porto sicuro. Chi come me ha un po’ di capelli bianchi ricorda quando eravamo quasi tutti investitori in obbligazioni.
Anche questa stanza si allarga e si restringe con i tassi. L’esempio più chiaro è il lungo periodo seguito alla crisi del 2008 e a quella del debito europeo, quando le banche centrali hanno portato i tassi a zero (in alcuni casi sotto zero) per sostenere l’economia.
La mossa ha raggiunto il suo scopo, ma ha avuto un effetto collaterale. Gli investitori, rimasti senza rendimento sulle scadenze brevi, sono passati prima ai bond high yield, poi alle scadenze sempre più lunghe. Non a caso in quegli anni diversi Stati hanno emesso obbligazioni a 50 e perfino a 100 anni, i cosiddetti bond Matusalemme.
Quando il rendimento arriva a zero, però, un mercato smette di essere attraente. La stanza si restringe e il denaro defluisce verso l’ultima rimasta.
La terza stanza sono le azioni.
È qui che finisce il denaro quando le altre due stanze offrono poco. Davanti alla scelta tra obbligazioni a rendimento zero e azioni con rendimenti potenziali a due cifre, tu cosa faresti?
La maggior parte degli investitori ha scelto di non restare ingessata in obbligazioni a rendimento zero e si è spostata sulle azioni. Molti lo hanno fatto per mancanza di alternative.
I capitali restano nell’azionario finché non arriva quella che possiamo chiamare perdita di convenienza.
Le obbligazioni tornano a offrire rendimenti interessanti, oppure il rischio sulle azioni cresce al punto che anche la liquidità, pur poco remunerata, diventa il male minore.
Come capire quando i flussi cambiano direzione
I grandi spostamenti di capitale non avvengono in un giorno. Si sviluppano nel corso di mesi e lasciano tracce che è possibile osservare.
Una delle più seguite è la curva dei rendimenti, in particolare il confronto tra il rendimento dei titoli di Stato americani a 2 anni e quello a 10 anni.
In condizioni normali chi presta denaro più a lungo chiede un rendimento più alto, quindi il 10 anni rende più del 2 anni. Quando succede il contrario, si parla di inversione della curva.
L’inversione indica che i grandi investitori si aspettano tassi più bassi in futuro, spesso perché temono un rallentamento dell’economia. È un segnale di minore fiducia, e storicamente ha preceduto molte delle recessioni americane.
Tra il 2006 e il 2007 la curva si è invertita prima della crisi del 2008. Tra il 2022 e il 2024 è rimasta invertita per più di due anni, uno dei periodi più lunghi della storia americana.
Nella logica delle stanze, è uno dei momenti in cui il denaro inizia a spostarsi dalle azioni verso le obbligazioni. A volte per semplice prudenza.
Altri segnali utili sono il livello dei tassi rispetto al rendimento delle azioni e le decisioni delle banche centrali. Ogni volta che leggi una notizia su questi temi, prova a chiederti: verso quale stanza spinge il denaro?
Se sei un risparmiatore perché ti riguarda
Conoscere la teoria dei flussi di capitale serve a capire in che fase del ciclo ti trovi e perché i prezzi si muovono in un certo modo.
Chi resta nell’azionario convinto che le Borse possano solo salire rischia di accorgersi tardi che le mani forti si stanno già spostando altrove; chi conosce queste dinamiche ha il tempo di adattare le proprie scelte.
Per investire i risparmi conquistati con fatica, la macroeconomia può aiutarti e se ci segui con costanza nel Circolo degli Investitori cerchiamo sempre di renderla semplice.
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Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione.
